Per iniziare bene questo mio quarantunesimo anno di vista, stamattina mi sono data al balconaggio.
Aver scelto di piantare l’aglio non ha nulla a che vedere con il mio attuale interesse per la vita sociale.
Per iniziare bene questo mio quarantunesimo anno di vista, stamattina mi sono data al balconaggio.
Aver scelto di piantare l’aglio non ha nulla a che vedere con il mio attuale interesse per la vita sociale.
Le rughe, per esempio. Per anni il mio viso ha dimostrato meno della sua età, ora mi guardo in faccia e vedo tutto quello che ho passato, stampigliato per bene attorno agli occhi. La perdita dell’ovale. Quando sei una ragazzina non sai proprio a cosa si riferiscano e invece eccolo lì, arrivato pure lui. Mi guardo allo specchio e vedo il tempo che è passato. I capelli sempre più corti, per evitare quell’effetto dietro liceo davanti museo che ho sempre trovato ridicolo. I capelli bianchi, ormai abbondanti. La parrucchiera li ha tinti di un castano tendente al carota e il mio primo pensiero è stato: sembro la mamma in quella foto degli anni settanta!
Il corpo, che decide da solo come e cosa posso fare. Ad esempio, da un mese a questa parte ha scelto un nuovo modus vivendi. Sveglia prima delle sette, a nanna con le galline. Io che per non alzarmi dal letto ho bigiato una inenarrabile quantità di giorni di scuola (mamma, non leggere). Sono la stessa che avrebbe volentieri dormito fino all’una. E invece no, ora si fa colazione prestissimo e prima delle nove la casa è tutta in ordine (perché oggettivamente non ci sono molte altre cose che si possono fare all’alba).
La mente, sempre meno flessibile. Forse sempre meno tollerante, o forse solo meno propensa ad accettare gli altri. Ho passato l’adolescenza a odiare il mondo, la giovinezza a scoprirne i caratteri interessanti e l’età adulta a frequentare persone divertenti e molto più socievoli di me, che mi forzavano a vivere una vita che altrimenti avrei evitato. E mi è piaciuto molto. Ora, in quello che è forse il mio esilio marino, trovo più difficile partecipare alle uscite di gruppo programmate, agli appuntamenti settimanali fissi, alle chiacchere senza spessore. Pettino gatti e sorseggio tisane ai frutti rossi nella solitudine di casa mia, felice di non dover neppure più declinare un invito a vedere “Amici miei”. Ho scelto pochi amici da vedere e frequentare con piacere, alcuni abitano qui, altri sono lontani e per seguirne la vita devo sfruttare la tecnologia. Sono le persone che mi sopportano per come sono stata e per come sto diventando e per questo voglio loro bene. Il bene vero, non quella frase vuota che ormai si appiccica ovunque.
Il confronto con la vita degli altri è sempre presente, le differenze su quel che ho scelto io e quel che sceglie la maggioranza delle persone sempre più netta. Se fino a poco tempo fa qualche dubbio sul mio percorso l’avevo, oggi so che non avrei potuto fare altrimenti. Non avrei potuto restare nella bassa padana per tutta la vita, non avrei potuto restare a Milano per altri anni, non sarei stata capace di non cambiare mai. Non tutto è andato bene e non tutto si rimetterà a posto, ma diversamente non sarei io, ora e qui. Gli uomini che ho scelto sono sempre stati, tutti, a termine, anche se al momento non ne siamo (e non ne siamo stati) consapevoli. La gravidanza non è mai un mio desiderio e anche se oggi con i bambini ho scoperto un feeling inaspettato, no, non mi pento di non aver avuto quei figli che avrei potuto generare. La mia famiglia è anomala ed è composta dai miei parenti più vicini e dagli amici più cari. Forse da anziana non avrò nessuno che mi curerà, dicono che i figli sono il bastone della vecchiaia. Beh, probabilmente mi troverete circondata dai gatti, come la vecchia pazza dei Simpson.
Nel caso, quando verrete a trovarmi, ricordate di portare dei croccantini per i mici.
Pare che domani sia Natale, nonostante tutto.
Se non sono pervasa di spirito natalizio, e’ solo colpa del clima primaverile che sta investendo la costa adriatica.
Quindi buona pasqua.
Ah, comunque anche quest’anno il Sir e’ riuscito nell’impresa: buon PslA a tutti.
A volte e’ come se non ci fosse un domani.
A volte e’ come se il domani ci fosse, ma non per me.
A volte e’ come se fosse gia’ domani.
Non so dove sia finita la voglia di ridere, ma di certo ieri la spiaggia innevata, la bufera che ci stava spazzando via mentre correvamo sul lungomare, i fiocchi di neve enormi che ci si sono appiccicati addosso, ecco, questo inverno inaspettato ha rallegrato tutti noi, noi che ancora non abbiamo compiuto dieci anni.

Terribile dover rispondere a chi chiede che faro’ dopo.
Fingo raccontando di curriculum inviati, di contatti, di ipotesi e speranze.
La vera verita’ e’ che spero di poter passare un gennaio tranquillo al nord dai miei e un febbraio placido in Israele.
Un marzo focalizzato sul compleanno.
Un aprile rilassato e poi forse mi torna la voglia di ripartire.
Forse, eh!
A me basta saperlo: devo buttare tutti i maglioni di lana?
Pure oggi pare che la temperatura massima intenda assestarsi attorno ai venti gradi centigradi.
Anche non volendo, son costretta a uscire a fare una passeggiata.
Altro che antidepressivi, il sud aiuta molto di piu’.
Non lo so. Giusto per chiarire subito non ho ancora trovato una soluzione.
Il problema piu’ grave quando le cose non vanno bene non e’ la pila dei conti da pagare che aumenta. Non sono gli incubi catastrofici. Non e’ l’impossibilita’ di approvigionarsi anche solo del minimo indispensabile.
La cosa peggiore e’ perdere la voglia di provarci.
E’ restare a letto fino all’ultimo minuto, anche se significa passarci tutta la giornata.
E’ smettere di leggere, di agire, di uscire.
Il pericolo e’ dato dal sapere che ci sono cose che attendono di essere fatte e non provare neppure piu’ rimorso nell’accantonarle. Semplicemente, si comincia a ignorare tutto.
Un modo per tentare di risalire la corrente e’ cominciare dai piccoli passi.
Lavare i piatti che sono nel lavello.
Domani, magari, passare l’aspirapolvere. Uscire a prendere un caffe’, cosi’, senza altro motivo. Sbrigare quella pratica di nessuna importanza che pero’ aspetta da mesi. Prenotare una visita medica.
Una cosa al giorno, per iniziare.
Mettere la sveglia al mattino e non concedersi piu’ di una mezz’ora di pigrizia prima di alzarsi.
Un paio di appuntamenti al giorno. La spesa e una telefonata a un amico. La fila alla posta e una birra la sera.
Per il momento, sono arrivata a mettere in fila tre obiettivi giornalieri.
Avanti cosi’. Avanti tutta.