La neve, fuori e dentro me

Credo di aver cominciato da piccola, forse ai tempi delle medie.
All’epoca vivevamo in un appartamento dove avevo una stanza tutta per me, non tanto grande ma sufficiente a contenere l’indispensabile. Quattro pareti, quattro mobili, nulla di piu’. Eppure tante volte ho spostato la libreria, invertito scrivania e letto, e poi di nuovo, dopo qualche mese. E ancora e ancora. Quando non spostavo i mobili, comunque pensavo a come sarebbero stati se in quell’angolo… e se su quella parete… e se sotto la finestra… e se invece…
Tutte le mie case successive sono state precarie, provvisorie, senza nulla di avvitato ai muri, senza mobili su misura o pareti attrezzate.

Ogni volta che arriva l’onda dell’inquietudine (che arriva con la regolarita’ della marea) trovo soluzione nel mio hobby preferito. Cosi’ ieri.

Non potro’ far di meglio, ora ho la camera da letto assoluta. Pareti bianche, tende bianche, solo il letto e i due comodini. Dalla finestra il rumore del mare.
Non serve altro per dormire.

Bianco e nero

La crescita emotiva e morale, quelle cose che ti vengono dalla saggezza degli anni passati. Il discernimento che da adolescenti non faceva parte delle nostre giornate.
Mi piacerebbe raccontarmi che il mio comportamento e le mie scelte siano generate da tutte queste belle cose, tanto politically correct.

La verita’ invece e’ molto diversa.
Sicuramente e’ merito degli anni che passano. Sono quelli che fan capire che tutto e’ discutibile, che le idee si possono sempre contestare, che la ragione non e’ mai da una sola parte e che il bianco e il nero sono punti estremi che e’ meglio non raggiungere.
Insomma, le vie di mezzo, le sfumature, ecco, ora le apprezzo molto di piu’.

Tanto ero assertiva e irremovibile da piccola, tanto sono tollerante e interrogativa oggi.
Soprattutto con me stessa. (Con gli altri magari no, magari aspetto un’altra decina d’anni, mica si puo’ far tutto di corsa)

Sono preda di un dilemma morale e credo che lo risolvero’ facendo spallucce.
In fondo, non sono io quella che sta mentendo.
Sto solo godendo delle bugie altrui.
Che vuoi che sia…

Questionedifeeling

Alterno odio, amore e indifferenza. Sono umana, quindi.

Il concetto di freddo

Ieri ho inaugurato un altro dei buoni propositi del 2009. (In un’ottica ecologista, sto riciclando i buoni propositi dell’anno scorso).
Rientrati dal turno del pranzo, mi son cambiata e, armata di iPod e di buona volonta’, ho camminato a passo veloce fino a tre chilometri da casa.
Per rientrare ho avuto la geniale idea di passare dal lungomare. Anzi, mi son detta, scendo direttamente in spiaggia e torno via bagnasciuga, cosi’ respiro un po’ di aria sana, che c’e’ vento.

Ora so
che andare controvento in riva al mare e’ molto piu’ faticoso,
che i piedi ti si attaccano alla spiaggia,
che le orecchie rischiano il congelamento
e che si rientra a casa con la faccia rossa come un peperone rosso.

Domani ci riprovo, obbiettivo 8km in 45 minuti.

Idiota come un’adolescente idiota

E’ successa una cosa strana.
Rientravamo a casa dopo il turno del pranzo, lo chef alla guida, sul cruscotto il suo telefono e il suo pacchetto di Malboro Rosse.
E’ stato improvviso e fortissimo.
Ho avuto voglia di una sigaretta.
Il che e’ assurdo, perche’ non avendo mai fumato non posso averne un bisogno fisico. E non ne ho mai avuto un bisogno psicologico.
“Ho voglia di una sigaretta”.
“No, non ne hai voglia, perche’ ne ho una sola”.
Era vero.
Sono tornata a casa, ho dormito e alle sei la voglia era ancora li’.
Sono uscita, ho comprato un pacchetto da 10, ne ho fumata una passeggiando sul lungomare.
Fanno schifo.
Lo sospettavo.

[mi parlo addosso] Un nuovo anno.

Sono tornata.
Ho trovato il condominio senza impalcature, i gatti in cerca di affetto, la casa bisognosa di aspirapolvere, gli amici affamati di aneddoti.
E, in fondo alla valigia, il solito desiderio di fuga.

Lei sostiene che non sapro’ mai accontentarmi, in nulla. Che non mi e’ possibile abbassare le aspettative e per questo dovro’ sempre fare i conti con l’inadeguatezza altrui.
Dovrei cambiare. Vorrei davvero non liquidare le vite con uno sguardo e due parole. Perche’ so qual e’ la deriva che mi aspetta.
Mi chiedo quale sia l’origine. Ho sempre aspettato? Concedo piu’ tempo di quanto dovrei. Poi chiudo le porte e ignoro le soluzioni.
Tra meno di due mesi compio gli anni, ancora. E’ tempo di bilanci, con voci tremendamente attive e altre profondamente passive. Impossibile credere che la media sia significativa.
Ricomincio, sbatto la testa, esco dal gioco, compro un cannocchiale o forse un caleidoscopio.

Non ci si riposa mai abbastanza.

img_8353_small.jpg Si prevede neve in nord italia. Magari domani torno a casa.

Tutti utili

Insomma, sono in ferie.
Partita mercoledi’ da frankville preoccupatissima, lasciavo il ristodelirio in mano ai soci, con un sabato importante in vista, scadenze da rispettare e aspettative da soddisfare.
Mi son imbarcata temendo il peggio, immaginando scenari apocalittici, piatti rovesciati, pasta scotta, tortini crudi, clienti insoddisfatti, reputazione rovinata.
Ieri ho passato la serata controllando che non mi arrivassero disperate richieste di aiuto e/o consigli via skype.

Invece pare siano stati bravissimi, il servizio sia stato eccellente, la clientela entusiasta.
Tutti utili, nessuno indispensabile, me compresa, quindi.

Beh.
Quasi quasi allora sposto il volo di ritorno e mi fermo qui una settimana in piu’.

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Chissa’ perche’.

Al piano di sotto litigano ancora. Credo che oggi sia la seconda o la terza volta e considerando che mancano molte ore prima di andare a dormire, non e’ affatto detto che sia l’ultima.

Di solito si sente lei che strilla come un’aquila, una voce stridula e isterica, lui che interviene con un tono cupo e profondo, quasi sempre stanco. Poi mobili colpiti, porte che sbattono e infine lui che se ne va. Lo vedo in strada, fa passare il tempo fumando nascosto dietro l’angolo. A volte per ore. Ieri seduto sul muretto in riva al mare c’era il figlio, ventenne. Aspettava. Anche lui.

Le loro urla sono il corollario quotidiano al tempo che passo in casa. I primi tempi, appena traslocato, mi preoccupavo. Poi mi hanno detto che vanno avanti cosi’ da sempre. Lui da giovane pare fosse bellissimo, lei serena. Stanno assieme da quasi trent’anni. Si sono condannati a una vita di insoddisfazione, o peggio.

Comunque, buone feste!

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