Mentre sei seduta sulla poltrona e vedi Stefano che comincia a disegnare col pennarello quello che sara’ il tuo nuovo tatuaggio, visualizzi per la prima volta l’irrevocabilita’ del gesto.
Si, hai gia’ un tatuaggio sulla schiena, ma e’, appunto, sulla schiena. Lo vedi solo quando ti spogli, quando sei al mare, quando te lo fanno notare. Per il resto del tempo non esiste.
E’ cosi’, non lo vedi *quindi* non esiste.
Questo, invece, sara’ sul polso e lo vedrai per sempre. Per. Sempre. Ogni giorno della tua vita, ogni momento di luce, ogni momento in cui i tuoi occhi saranno aperti, l’aquila sara’ li’. Oggi che hai quarant’anni, domani che ne avrai cinquanta e anche settantenne, zia anziana dei figli di tuo fratello, con la pelle raggrinzita per l’eta’, le macchie della vecchiaia sulle mani, anche allora il segno sara’ li’, sul polso, a ricordarti questa mattina a Chieti Scalo, questa poltrona e Stefano che col pennarello verde disegna un’aquila sul tuo polso.
In quei venti minuti l’inchiostro penetra nella pelle, la tua carne sanguina un poco e invece del dolore atteso senti solo il pizzicore mentre si avvicina all’ossicino. Per il resto, chiacchere e risate. L’inchiostro e’ li’, gli aghi hanno fatto il loro lavoro. Irrevocabile.
Dopo una settimana stai ancora a guardartelo, a riempirlo di crema, a controllare che vada tutto bene e che *non si perdano le linee*, altrimenti serve un ritocco.
Dopo due settimane lo esponi agli occhi altrui con soddisfazione, e’ bellissimo e ti riguarda, e’ parte di te e riceve consensi. Anche dissensi, ma sai che a te piace e va bene cosi’.
Sono passate tre settimane, solo tre, non mesi, non anni. Solo tre settimane. E gia’ non c’e’ piu’. Credevo l’avrei visto continuamente, invece l’occhio gia’ passa oltre. E’, dopo sole tre settimane, parte integrante di me, non piu’ corpo estraneo incollato sulla mia pelle.
Come potrei pentirmi di una parte di me? Come potro’ in un futuro desiderare di non averlo piu’? Come potrei volerlo togliere, se gia’ non c’e’ piu’?