Co(l)azione a ripetere

Tutte le mattine al bar da Pino, un caffe’ e un cornetto piccolo.
Appena possibile, il tavolino fuori, il giornale locale e gli occhiali da sole a trattenere capelli ormai troppo lunghi.
La macchina parcheggiata sotto la casa sbagliata.
Ancora e ancora e ancora.

Inutilia.

Ho i capelli lunghissimi.

DoReMiFaSolLaSi

Quinta elementare, tema “Descrivi una tua giornata tra dieci anni”.
Nel mio piu’ sfolgorante ottimismo, mi vidi iscritta a Medicina assieme alla Cinzia, con l’universita’ dietro casa. (Immagino, dato che ci andavamo in bicicletta. La mia fantasia non arrivava fino a vedermi atleta)
Ovviamente lezioni al mattino e studio al pomeriggio, non prima pero’ di essermi esercitata un po’ al pianoforte.

Inutile dire che sono stonata come una campana e che ho impiegato sei anni a prendere un diploma universitario non certo in ambito medico.
Per fortuna per campare non scrivo oroscopi.

Photo Order.

Se ne sono andate le impalcature, se ne sono andati gli armadi.
Presto porteranno via gli ultimi scatoloni e io prendero’ finalmente possesso della casa.
Dopo un anno e mezzo, potra’ smettere di essere un dormitorio per diventare un nido.
Ricomincio da pareti che accoglieranno i sorrisi della mia vita.
Ricomincio con quelli immortalati da un uomo che tanto m’ha fatto arrabbiare quanto crescere.
Ricomincio da qui.
valealmare.jpg

Irlanda, 2000. L’oceano a Inch.

Le parole mi sono nemiche

Sento molto meno di quanto potrei ascoltare.
Dico molto meno di quanto potrei raccontare.

O Valentina vestita di nuovo

Poi uno si chiede perche’ odiare la poesia italiana.
Foste stati perseguitati voi dalle brocche dei biancospini, mi capireste.

(Considerando poi che quando ero piccola io si usava passarsi gli abiti tra cugini, quindi praticamente mai ero vestita di nuovo. Cornuta e mazziata, insomma.)

Vabbe’, buon onomastico a me, oh! Valentina ;)

Chi paga chi.

L’estate facevo la cameriera in un albergo in montagna.
Si lavorava dodici, tredici ore al giorno, senza giorni di riposo, senza lamentarsi.
Avevo vent’anni e potevo tirar dritta i tre mesi estivi senza rimetterci troppo in salute, ne’ fisica ne’ mentale.

Un giorno, sulle scale, un cliente mi urlo’ addosso talmente tanto da farmi tremare di rabbia. Aveva torto, ma questo non importava, perche’ comunque non potevo rispondergli. Dovevo solo annuire e fare quello che mi chiedeva. Mi insulto’ e mi tratto’ da serva.

Piu’ tardi il mio datore di lavoro, persona eccezionale, mi disse qualcosa che al momento fraintesi:
“Ricordati sempre che loro pagano e tu sei pagata”.
Pensai intendesse dire che il cliente aveva il diritto di dirmi qualsiasi cosa in quanto pagante.

In realta’ mi aveva detto una cosa molto diversa.

Per essere un cliente e’ sufficiente avere i soldi per pagare il conto.
Per lavorare, invece, bisogna essere talmente bravi da convincere qualcuno che valga la pena pagarti pur di godere del tuo lavoro.

Loro pagano e tu sei pagata.

Zuccheri

A Venezia c’erano le fritole e la nonna che ne friggeva quantita’ assurde per noi nipoti. Le frittole veneziane sono grandi, senza ripieno e con uvetta e pinoli. Qualcosa di sublime.
Ma i miei amori alimentari non sono nati nella casa ai Frari, dove comunque amavo mangiare la polenta col latte o il pure’.

No, sono cresciuta in un’altra casa, quella nella cui cucina si mischiavano le tradizioni romagnola e pugliese.
Per Natale si annusa il profumo del brodo di faraona, denso, corposo. Sul tavolo deve esserci la spianatoia ricoperta di cappelletti. In forno, il dolce che ho faticato ad apprezzare, perche’ non e’ dolce.
Il latte brule’ e’ un sapore che non ti puoi scordare, e’ il ricordo di un mondo virato seppia, del nonno con la giacca da camera e il cappellino di lana calato sulla pelata, sigaretta in bocca e copertina sulle ginocchia, seduto sulla sua poltrona davanti alla tv.
Il latte brule’ e’ un pastore tedesco in giardino, la collezione di Topolino in mansarda, una casa senza enciclopedie ma piena di porte.
Amaro, si scioglie in bocca, non si riesce a fermarsi, in un attimo e’ finito.
In un attimo si torna qui, ora.

Su flickr ho trovato ricetta e foto [di Mackley]:

Scalata verso il Potere Assoluto.

Abi porta la Legale Rappresentante in banca ad aprire un nuovo conto corrente per il RistoDelirio.

DirettoreeDiFiliale, alla LR: “puoi firmare qui, qui e qui… apriamo il conto Base, giusto?”
LR: “ehm….”
Abi: “No, no, apriamo il conto Full”
DdF: “ah, benissimo” sempre alla LR “attiviamo subito anche il Pos, giusto?”
LR: “ehm…”
Abi: “si, Pos e Internet Banking”
DdF, alla LR, ridendo: “decide tutto lei, vero?”
LR: “guarda, a questo poposito….”
Abi: “ecco la delega per darmi potere di firma”
Ddf: “ah, avete fatto gia’ l’assemblea straordinaria? ma quando?”
Abi, indicando i dati sulla delega: “tra due ore”

Ddf, rivolta ad Abi: “mi fai paura”

Cose che mi mancano

Il cibo etnico (ma non TipicoPizza)
La metropolitana (ma non la 90)
La stagione teatrale (ma non i suoi costi)
La stagione sinfonica (ma non l’impossibilita’ di trovare i biglietti)
La casa in via ampere (ma non la cucina senza finestra).
Stitch&theBitch (senza se e senza ma).

Gli amichetti (con la a e senza k).